Stazionamento e puntamento del telescopio
Il nostro pianeta, come noto, è animato da un moto di rotazione attorno ad un asse passante
per i due poli che fa compiere al nostro pianeta un giro completo su se stesso
in circa 24 ore e da un moto di rivoluzione
che lo porta a completare un’orbita attorno al Sole in poco più di 365 giorni.
Questi due movimenti fanno sì che l’aspetto del cielo notturno muti non solo
drasticamente nel corso dei mesi, ma anche, in maniera meno evidente, di minuto
in minuto.
In effetti, il lento ruotare della volta celeste sopra le
nostre teste causato dalla rotazione terrestre si riesce a notarlo molto
facilmente soltanto se restiamo ad osservare gli orizzonti est od ovest in
attesa di vedere sorgere o tramontare qualche astro, altrimenti dobbiamo
aspettare diverso tempo prima di avere la sensazione che la posizione delle
stelle sia leggermente cambiata.
Tutt’altra sensazione si ha quando invece osserviamo una
stella attraverso l’oculare di un telescopio: l’ingrandimento dell’immagine e
il campo reale generalmente molto ridotto evidenziano istantaneamente il
movimento della sfera celeste, tanto che una stella posta al centro del campo
dell’oculare impiegherà ben poco tempo per sfuggire inesorabilmente
dall’inquadratura.
Anche una macchina fotografica mostrerà le tracce stellari dovute
al movimento di rotazione terrestre con un’esposizione di pochi secondi.
Se con il nostro telescopio vogliamo allora dedicarci ad
un’osservazione prolungata di un certo oggetto celeste o, addirittura,
fotografarlo senza che questo risulti “mosso” sul fotogramma, possiamo ovviare
al pur lento ruotare della Terra dotando il nostro strumento di una
montatura equatoriale
(preferibilmente motorizzata
sull’asse orario) per la quale dovremo provvedere allo stazionamento prima di iniziare le nostre osservazioni, oppure
provvedere alla motorizzazione ed al controllo
elettronico dei movimenti lungo entrambi gli assi di una montatura altazimutale.