Campo visivo
Mettendo l’occhio all’oculare di un telescopio, avremo in generale l’impressione non di guardare attraverso un buco di una serratura, ma piuttosto di affacciarsi ad un’ampia finestra, ovvero di godere un campo di vista molto ampio. Questo campo di vista, detto più propriamente campo apparente di vista dell’oculare, è definito come il diametro angolare del cerchio di luce che l’occhio vede attraverso l’oculare stesso. Si misura in gradi (°) ed è una caratteristica fissata al momento della progettazione e realizzazione dell’oculare.
Dotarsi di un oculare a grande campo non significa assolutamente avere sotto l’occhio una porzione di cielo maggiore. Quest’ultima è definita rigorosamente attraverso il concetto di campo reale di vista (o campo vero) che, come già accennato trattando delle ottiche del telescopio, è la dimensione angolare effettiva della porzione di cielo vista dall’oculare quando questo è applicato allo strumento. Campo reale CR e campo apparente CA dipendono naturalmente l’uno dall’altro, e sono legati da una relazione che mette in gioco l’ingrandimento I del telescopio: CR=CA/I.
Il motivo per cui gli oggetti nebulari non richiedono alti ingrandimenti, a parte la questione della bassa luminosità superficiale, sta anche nel fatto che molti di questi – almeno i principali e più noti – hanno notevoli estensioni angolari, confrontabili appunto con quella della Luna piena e talvolta superiori. Così, se vogliamo vederli completamente nel campo reale del nostro oculare, a meno che non si abbia un oculare a grandissimo campo, sarà opportuno restare a bassi ingrandimenti.