Lente di Barlow
La lente di Barlow prende il nome da Peter Barlow, fisico e matematico inglese che la inventò nel 1834. E’ in genere costituita da un doppietto acromatico divergente che, posto fra l’obiettivo e l’oculare del telescopio, allunga la lunghezza focale complessiva dello strumento, con il risultato di aumentarne gli ingrandimenti raggiungibili. Lenti di Barlow tipiche raddoppiano la focale dell’obiettivo, fungendo così da duplicatori di focale. Una lente di Barlow di questo tipo permette quindi di raddoppiare gli ingrandimenti ottenibili con un oculare di una certa focale. Per questo motivo le lenti di Barlow a duplicazione di focale si indicano con il simbolo 2x, che sta ad indicare appunto il fatto che applicando queste al telescopio si raddoppiano gli ingrandimenti.
Occorre fare molta attenzione nella scelta: la lente di Barlow è infatti un sistema ottico che si frappone fra l’obiettivo e l’oculare alterando il cammino ottico dei raggi luminosi provenienti dalla sorgente celeste. Se di bassa qualità, l’immagine ottenuta potrà risultare notevolmente degradata – ad esempio affetta da aberrazioni –, o meno luminosa, a causa del parziale assorbimento della luce nell’attraversamento del sistema ottico.
Se vogliamo dedicarci alla fotografia astronomica può invece essere utile ridurre la focale del telescopio ed aumentarne conseguentemente la luminosità. Per questo specifico scopo sono stati realizzati i riduttori di focale, che si comportano in modo esattamente contrario a quello delle lenti di Barlow. Anche i riduttori di focale (in inglese “telecompressor”) sono costituiti tipicamente da un doppietto acromatico, questa volta convergente, da porre sempre fra obiettivo e oculare. Applicando un riduttore di focale ad uno strumento, viene diminuito il tempo necessario all’esposizione fotografica: dimezzando la focale quest’ultimo si riduce di quattro volte!