Potere risolutivo
Il potere risolutivo di un telescopio è la sua capacità di separare due oggetti luminosi vicini, ossia di permettere di osservarli come due oggetti distinti. Questo dipende unicamente dal diametro dell’obiettivo del telescopio ed è valutabile teoricamente attraverso la semplice espressione approssimata: s=120/D, dove s è appunto il potere risolutivo del telescopio espresso in secondi d’arco (”) e D il diametro dello strumento, espresso in millimetri. Il valore s così determinato è perciò la distanza angolare minima (limite di Dawes) alla quale il nostro occhio, posto al telescopio, è ancora in grado di vedere due punti luminosi vicini come separati. Ad esempio, con questa espressione possiamo valutare se il nostro strumento è in grado di separare nelle sue due componenti una stella doppia. Occorre però fare molta attenzione nell’usare la formula in oggetto: essa infatti fornisce un valore teorico che generalmente risulta approssimato per eccesso. Diversi fattori infatti influiscono in negativo sul potere risolutivo di un telescopio, primo fra tutti la presenza dell’atmosfera, la cui turbolenza (“seeing”) può ridurre sensibilmente le capacità teoriche strumentali.
L’esistenza di un potere risolutivo strumentale pone anche un limite superiore al massimo ingrandimento raggiungibile da un telescopio con una data apertura. Superato questo limite, infatti, si otterrebbe certamente un’immagine più grande dell’oggetto osservato, ma non si avrebbe nel contempo un aumento dei suoi dettagli superficiali. Non esiste un’espressione di carattere generale che consenta di valutare l’ingrandimento massimo di un telescopio. Questo può essere approssimativamente calcolato moltiplicando per 1,5-2 il diametro dell’obiettivo espresso in millimetri.