Telescopi riflettori
Di concezione completamente diversa sono i riflettori, dove a
fare le parti dell’obiettivo è appunto uno specchio,
ossia una superficie otticamente lavorata capace di riflettere la
maggior parte della luce che vi incide sopra.
Il motivo per cui
questo tipo di telescopi viene detto riflettore è proprio
dovuto al fatto che l’obiettivo sfrutta per la
focalizzazione il fenomeno ottico della riflessione. Lo
specchio, che per essere convergente deve essere concavo,
è tipicamente di forma sferica o paraboloidica.
Le configurazioni più tipiche per i telescopi riflettori sono, a seconda del tipo di specchio secondario e quindi del metodo di focalizzazione, la Newtoniana e la Cassegrain (dai nomi degli inventori). Nella prima, uno specchietto piano è posto a 45° rispetto all’asse ottico e devia i raggi lateralmente al tubo del telescopio, nella seconda, uno specchio convesso (divergente) riflette nuovamente indietro la luce lungo l’asse ottico focalizzandola in un punto posto dietro lo specchio principale, che deve essere pertanto forato al centro per far passare la luce di ritorno.
A parità di lunghezza focale del primario, un riflettore è sempre più corto di un rifrattore e, a loro volta, i Cassegrain sono più compatti dei Newtoniani. Considerazioni importanti anche per valutare la portabilità dello strumento, soprattutto se si pensa di non installarlo in posizione fissa.