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Tipi di telescopio

L’osservazione del cielo a occhio nudo è già di grandissima soddisfazione, ma per godere appieno dello spettacolo che il firmamento ci offre è naturale dotarsi di uno strumento ottico che ci aiuti a scrutare nelle profondità dell’universo: il telescopio (dal greco, guardare lontano). Con l’impiego di un telescopio, indispensabile per chiunque voglia dedicarsi seriamente all’osservazione ed allo studio del cielo, si ottengono contemporaneamente due risultati: il primo è che, avendo in assoluto una capacità di raccolta della luce superiore a quella dell’occhio nudo, rende possibile la vista di oggetti più deboli e meno luminosi, il secondo è che permette di rivelare dettagli più fini che non possono essere altrimenti osservati. Questa seconda proprietà è nota con il nome di potere risolutivo del telescopio o, più in breve, risoluzione.

Entrambe queste caratteristiche dipendono in maniera sostanziale da quella parte dello strumento denominata obiettivo, elemento ottico principale del telescopio, ed in particolare dal suo diametro, che ne definisce l’apertura. Maggiore è l’apertura, maggiore è la capacità dello strumento di raccogliere la luce, come pure maggiore è il suo potere risolutivo. L’apertura è sicuramente da considerarsi il fattore più importante nella scelta di un telescopio. Tanto importante quanto poco lo è l’ingrandimento nella scelta dello strumento.

I telescopi possono essere classificati in due grandi categorie, a seconda del tipo di obiettivo che montano: rifrattori, in cui l’obiettivo è costituito da una o più lenti globalmente convergenti, e riflettori, dove a fungere da obiettivo è invece uno specchio concavo. Esistono poi strumenti composti che impiegano come elementi ottici sia lenti che specchi detti catadiottrici, ma sono sempre particolari configurazioni di telescopi riflettori.

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